Hai l’osteoporosi? Ecco perché i fanghi termali possono essere pericolosi per le tue ossa

La osteoporosi è una patologia che provoca una progressiva riduzione della densità ossea, rendendo lo scheletro più fragile e incline alle fratture, soprattutto in età avanzata e dopo la menopausa. Spesso chi ne soffre cerca terapie complementari che aiutino a gestire il dolore e migliorare la qualità di vita, tra cui i trattamenti termali. In particolare, la fangoterapia viene frequentemente considerata per il suo potenziale effetto benefico sull’apparato muscoloscheletrico. Tuttavia, è importante comprendere quando questi trattamenti possano essere utili e, soprattutto, in quali circostanze invece possano rappresentare un rischio per la salute delle ossa.

Le proprietà dei fanghi termali nell’osteoporosi

I fanghi termali sono da tempo studiati per le loro proprietà antiflogistiche, rimineralizzanti e stimolanti del metabolismo osseo. Questi fanghi, applicati secondo protocolli specifici, favoriscono la produzione di collagene e contribuiscono alla modulazione degli ormoni che regolano il metabolismo del tessuto osseo. Nelle donne in postmenopausa, la fangoterapia può aiutare a rallentare il turnover osseo, riducendo l’attività delle cellule che demoliscono la matrice ossea e promuovendo la rigenerazione delle strutture scheletriche. Gli studi clinici confermano come cicli di fanghi e bagni termali possano portare a una diminuzione della sintomatologia dolorosa e perfino a un incremento della densità minerale ossea misurabile a livello vertebrale e femorale.

Tali trattamenti, se integrati con la idrokinesiterapia e una corretta alimentazione, favoriscono la stabilità articolare e migliorano la mobilità, riducendo il rischio di fratture osteoporotiche, uno dei principali rischi associati alla malattia.

I rischi dei fanghi termali: quando possono essere pericolosi

Nonostante i benefìci documentati, ci sono circostanze in cui i fanghi termali possono diventare potenzialmente rischiosi per chi ha osteoporosi. In particolare:

  • Temperature elevate: La fangoterapia viene spesso praticata con fanghi caldi, talvolta fino a 42°C. L’esposizione prolungata al calore può favorire la vasodilatazione, alterando il metabolismo delle ossa e dei muscoli. Nelle forme avanzate di osteoporosi, dove la densità ossea è fortemente compromessa, un eccessivo calore potrebbe peggiorare l’irritabilità ossea e aumentare il senso di debolezza muscolare.
  • Manipolazione delle zone fragili: L’applicazione manuale dei fanghi su articolazioni o aree scheletriche a rischio può determinare microstress meccanici su ossa già fragili. In presenza di fratture recenti o di deformità vertebrali, la pressione o il calore localizzato potrebbe aggravare i sintomi e aumentare il rischio di lesione.
  • Esclusione di alcune categorie di pazienti: Le linee guida escludono dalla fangoterapia soggetti con osteoporosi secondaria avanzata o che assumono farmaci capaci di interferire pesantemente con il metabolismo osseo. In questi casi, fanghi e bagni possono non essere adatti e, anzi, esporre a ulteriori complicazioni.
  • Patologie concomitanti: Chi soffre di gravi patologie osteoarticolari o di disturbi sistemici (quali insufficienza cardiaca, patologie neurologiche o infiammatorie acute), potrebbe subire un aggravamento delle condizioni generali a causa dell’effetto termico e della stimolazione sistemica indotta dai fanghi.

È fondamentale quindi non improvvisare, ma affidarsi a centri termali specializzati che valutino la storia clinica e prescrivano trattamenti personalizzati solo laddove siano realmente indicati.

Indicazioni pratiche e sicurezza delle cure termali

Per assicurare la sicurezza di chi soffre di osteoporosi, le terapie con fanghi termali devono rispettare alcune regole fondamentali:

  • Verifica preventiva dello stato osseo tramite densitometria ossea e valutazione clinica specialistica.
  • Esclusione di pazienti con osteoporosi in fase acuta, fratture recenti, o in trattamento con farmaci osteolesivi.
  • Utilizzo di fanghi a temperature moderate nelle prime applicazioni, monitorando giorno per giorno la tolleranza individuale.
  • Abbinamento della fangoterapia con esercizi di kinesiterapia controllata per favorire il recupero articolare senza sovraccaricare le ossa.
  • Monitoraggio costante dei parametri vitali e dello stato di benessere durante i cicli di applicazione.
  • Scelta di cicli brevi e graduali, intervallati da giorni di sospensione, per evitare l’accumulo di stress termico e meccanico sui tessuti ossei.

Pazienti affetti da osteoporosi primaria a basso turnover, in particolare donne fra i 55 e i 74 anni, possono beneficiare di protocolli terapeutici specifici all’interno di strutture certificate. Tuttavia, la personalizzazione è sempre la chiave per limitare i possibili rischi.

Valutazione dei benefici e dei rischi: cosa dice la scienza

Studi condotti nelle principali stazioni termali italiane, come Montecatini e Salsomaggiore, dimostrano che la fangobalneoterapia può portare a un aumento della massa ossea paragonabile a quello della farmacoterapia, soprattutto se abbinata a una dieta ricca di calcio, esercizio fisico regolare e monitoraggio medico.

La scienza conferma l’efficacia nel ridurre il dolore, rallentare la perdita di tessuto osseo e migliorare la funzionalità articolare. Tuttavia, viene sottolineato anche che i fanghi sono controindicati nei pazienti con danni muscoloscheletrici gravi o in fase acuta, e che la valutazione dello stato clinico precede sempre la prescrizione.

La osteoporosi stessa è una condizione complessa, che spesso si associa a artrosi e altre malattie articolari. In questi casi, i fanghi possono aiutare sia a livello locale che sistemico, ma è essenziale un monitoraggio costante e la scelta della terapia più appropriata secondo il quadro clinico.

In conclusione, i fanghi termali rappresentano un valido presidio nel trattamento integrato dell’osteoporosi, purché vengano utilizzati con cognizione di causa e sotto stretto controllo medico. Sebbene i benefici siano comprovati nei protocolli specialistici e nelle fasi non acute della malattia, i rischi legati al calore, alla pressione meccanica e alle condizioni di fragilità ossea impongono una selezione accurata dei pazienti e delle modalità di applicazione. Solo così è possibile coniugare la sicurezza con l’efficacia, supportando il recupero delle funzioni articolari e la prevenzione delle fratture, che rappresentano il principale pericolo di chi soffre di osteoporosi.

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